guardando un po’ le blog stats ho notato che tra le chiavi di ricerca che fanno impennare le pulsazioni dell’elettrocardiogramma di Gisforgutless ci sono gli orologi toolate. ai tempi del post non avevo messo alcun link, nonostante esista effettivamente un sito. beh, questo è un contenitore di dettagli autoreferenziali, di impressioni sulla retina e di percezioni sensoriali a volte troppo amplificate. mi dimentico la parte fondamentale, forse, se così è più comodo definirla. questo blog è una sorta di promemoria per me, finchè ricorderò la password. dimentico che potrebbe essere utile a qualcuno.
cmq. gli orologi toolate si trovano anche nei negozietti meno probabili, qui c’è un elenco. oppure si può acquistare online. inoltre, comunico ufficialmente che il mio è morto settimana scorsa, dopo n volte che dimenticavo di toglierlo prima di lavare i piatti. ricordo che l’avevo comprato a dicembre scorso, che non ho mai sostituito la batteria, che costava 13 euri e che, soprattutto, non era il modello subacqueo. eh.

Questa è la mia minimal-fissa del momento. si chiama too2late, è stile orologio-delle-patatine, visto così. secondo me è sottovalutato. è comodo. non si riga. è leggerissimo. esteticamente poco appariscente. riporta ora e data. io e gli orologi, da sempre, poca simpatia. mi irritano, dal punto di vista psico, non fisico. però al secondo posto nell’elenco dei buoni propositi non-etici per il 2008 c’è il try not to be(TOO)late. e così. ci sono parecchi colori. ho provato anche a sforzarmi, davvero, ma alla fine l’ho preso nero. gutless.
credits: 90daymen, per il titolo del post.

tra le cose che, a scadenza più o meno regolare, ho bisogno di procurarmi ci sono le magliette di threadless. chi ha avuto modo di comunicare con me più di una volta -o una volta ma abbastanza a lungo- lo sa. ora ho una nuova fissa marchiata nude no more: i vestitini per i muri. sono alcune delle stesse grafiche proposte per le tees, però da appiccicare alle pareti. giusto oggi ho visto che hanno aggiunto quattro grafiche nuove, anche se stone jungle continua a vincere su tutte. inoltre nella sezione voting booth si può dire cosa ci piace (G spiegalo tu) e cosa no tra i design proposti, poi se ce n’era uno che piaceva particolarmente ma non è ancora in lista lo si può selezionare e proporre. tutto questo si trova su whatisblik, che tra l’altro ha anche altre cose piuttosto carine, ma io sono per la monogamia e threadless non si tradisce.

Le Silencieux ha rappresentato il mio ultimo caso di sindrome di stendhal online. lui ha la mia stessa età meno tredici giorni, gli occhiali da nerd e qualcosa a che fare con la chimica. credo gli si creino delle immagini in testa. ad una frase di una canzone corrisponde un disegno. è un mondo piccolo piccolo, all’apparenza. in realtà lo spazio intorno è immenso e oltre a non sapere cosa fartene crea anche parecchio disagio. allora ci sei tu e una sola altra persona. tu e un solo altro amico immaginario. tu e un buco profondo. tu e una stella seduti sulle scale ad immaginare i contorni di un mondo su misura. solo le cose essenziali, indispensabili. per il resto suoni e parole. tim traccia linee sottili e tremolanti. la sensazione è di qualcosa di fragile e provvisorio. il momento di transizione tra l’esserci ancora per poco e il non esserci più del tutto. la sensazione di aver visto qualcosa e poi accorgersi di essersi sbagliati. qualcosa di molto delicato, da maneggiare con cura. it all falls apart at first touch.



la copertina è sulla suola, ogni volta che fate un passo sono le ultime cento pulsazioni di una pulsar CP 1919, praticamente disseminate stelle morenti ovunque andate. sul retro spunta un fact10, numero di unknown pleasure sul catalogo factory. buon gusto, essenziali. british. solo che (new) balance non è certo la parola migliore da abbinare a ian curtis.