it’s safe to say that I can’t tell

Filed under: paper — Wrote by pessi on Saturday, February 9th, 2008 @ 12:54 am

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stare con lui mi calmava il cervello.non dovevo mai fare invenzioni.

il senso dei miei pensieri cominciava a fluttuare via da me.

la distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità..ero io, il mio pensiero.ricavare me stesso dal marmo di me stesso.

perché proteggerla era una delle mie raisons d’etre.

non potevo spiegarle che a me mancava di più.

spero che non vorrai mai a niente tanto bene quanto io ne voglio a te.

spero che un giorno vivrai l’esperienza di far qualcosa che non capisci per qualcuno a cui vuoi bene.

vegano.origamista.astronomo dilettante.consulente informatico.collezionista di farfalle morte di morte naturale.

quando era tempo di rincasare non volevo andarmene e quando non ero qui avrei voluto esserci (take me out tonight-I never never want to go home-oh, please don’t drop me home-take me anywhere, I don’t care, I don’t care, I dont care)

garantita un’intimità assoluta, ..dove per un po’ era possibile cessare di essere.

il centro di me la seguì, ma rimasi da solo con il mio guscio.

sul punto di perdere tutto.

non si può dire, scrivilo! (but then a strange fear gripped me and I just couldn’t ask)

libri che avrebbero diviso il dentro dal fuori.

nei miei momenti di massimo Niente.

ho tante cose da dirti, e il problema non è che sto esaurendo il tempo, ma che sto esaurendo lo spazio.

o forse è stato perchè quella sera mi sentivo così vicino e solo. Sta di fatto che non potevo più rimanere morto.

Ieri!Oggi!Cinque minuti fa!Adesso!

prometti che quando muoio non mi seppellirai?

ho passato la vita imparando a sentire di meno.

la memoria del suo braccio mi avvolge come il suo braccio.

A PEZZI E FRASTORNATI.

aspettarsi troppo e troppo presto.

come capovolgere una clessidra.

Yes.No.

la terra e l’acqua, il cielo e l’acqua, l’acqua e l’acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente.

Questo è quanto ho ritrovato sottolineato a distanza di tre mesi sulla mia copia personalizzata di molto forte, incredibilmente vicino. A matita, per differenziare i miei promemoria, da quelli di oskar, a penna rossa. Un modo per distillare il libro, secondo me e secondo il momento.

La chiave di oskar apre porte che danno su un vuoto che toglie il fiato. Come la vista dall’alto offerta da un grattacielo in bilico. L’equilibrio precario, e il momento di perderlo. Atteso con la consapevolezza di una farfalla che non porta l’orologio perché già sa. Obbliga a riconsiderare percorsi evitati a favore di scorciatoie emotive, intraprese con speranza, abbandonate con rassegnazione. Sottolinea la malattia dell’inventare cose, persone, momenti, per riempire il vuoto della costante presenza dell’assenza. Dieci passi indietro da fissare nella mente per farne uno avanti con le scarpe pesanti che segnano punti fermi, per non dimenticare. guardarsi raccogliere frammenti di cuore, occhi, mani e parole -scritte, perché dirle fa soffocare.

Vorrei cadere, battere la testa, perdere la memoria che conserva questo libro -e anche qualche altra parte non sarebbe male, ma rischierei di non avrei gli stessi filtri- e ricominciare dall’inizio.

Credits: beth, matita dell’ikea, tantapioggia, sale nell’aria e nell’acqua, quicksand ( it’s safe to say that i can’t tell…), the smiths.

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