home is where the hurt is

Filed under: frantic — Wrote by pessi on Monday, February 18th, 2008 @ 8:19 pm

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oggi qualcuno mi ha lanciato un amo invisibile dal passato neanche troppo lontano. io ho abboccato, ma visto che ci si intende sui pesci e sul loro perchè, nessuno ha recuperato, nessuno mi ha lasciato boccheggiante fuori dall’acqua. semplicemente ci siamo parlati in silenzio. a parte qualche rimando obbligato a persone, luoghi, immagini nello spazio e nel tempo e punti di sutura mai dati, il resto ha fatto bene. e sorrido, pensando al modo delicato che ha la vita di darti un pugno in faccia e lasciarti stordita e quasi priva di sensi ogni volta.

e mi viene in mente un libro, white pigeons. serve qualcosa di piuttosto forte (mi pare fosse gin quello che chris leo ha offerto a più o meno tutti la sera del concerto 2005 a torino), poi un affare che legga cd, il cd dei vague angels, truth loved, imbustato in fondo al libro. (feticismo base: vedere, toccare, avere). poi c’è tutta una lista di motivi personali per strappare pagine, sottolineare frasi, odiare chris per aver trovato le parole che non sono mai riuscita a combinare riuscendo a dare esattamente quel senso.

non è una cosa nuova questa, è di -uhm- 3 anni fa, circa (mi ha inflitto altre torture l’amico chris, prima e dopo, soprattutto prima. I was fine before you came). però a volte ci sono dei mar-emoti, il fondale si smuove e si spargono sassi e sabbia, scheletri di pesci morti, perle rare che hanno perso la loro conchiglia. finchè tutto si riassesta in attesa della prossima inevitabile onda.

when they began they couldn’t have known a love as passionate as theirs would breed such criminal indifference.

time’s curves will never be circles. Never.

credits: pekkla, slsk, chris leo.

map of what is effortless

Filed under: what we must — Wrote by pessi on Friday, February 15th, 2008 @ 2:16 pm

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oggi è simbolico. il resto è normalità. è chiaro che non tutto può essere applicato sempre e comunque, ma credo che il messaggio di fondo sia dare un’opportunità al buon senso delle persone (leggi: sovrastimare). la prima regola essenziale (idiot proof) è: quando non cambia il risultato e si hanno due vie per raggiungerlo, scegliere la meno dannosa, anche se meno familiare e meno “contemporanea”. un passo indietro verso quando si stava un po’ meglio significa-incredibile, eh?-un passo indietro rispetto a come stiamo ora. per alcune piccole cose non ci sono scuse, altre forse non dipendono nell’immediato da noi. nel senso che posso andare a prendere il pane in bici o essere vegetariana, se mi va, ma forse non posso ancora ipnotizzare i miei convincendoli a cambiare lavatrice ADESSO, o a mettere pannelli solari. però seminare bene non costa nessuna fatica, se non quanta seminare male, con risultati migliori sul lungo periodo. questa mappa sembra disegnata da un bambino. la maggior parte delle azioni possono essere svolte da sempre, o almeno la CONCEZIONE di alcune azioni dovrebbe essere nel patrimonio etico-culturale minimo di ogni persona. almeno da ora in poi. chi è dotato di raziocinio lo può fare senza scuse, o non farlo accampando elaborate motivazioni che non convincono più. poi ci sono quelli che lo sanno e lo fanno di default. gli altri sono i sovrastimati a cui si vuole dare una possibilità. scegliere di “give a chance” a qualcosa, spesso, è un modo furbo per non ammettere di aver sbagliato in prima persona o di aver contribuito a determinare una certa situazione da risolvere. senso di colpa. senso del dovere. pensandoci un attimo, con una punta di egocentrismo cosmico, dare una possibilità, significa darla indirettamente a se stessi. quindi.

questa è la mappa, questo è il sito, learningFUNdamentals, per cervelli con metabolismo lento. have fun.

credits: elisa rem, telefon tel aviv.

it’s safe to say that I can’t tell

Filed under: paper — Wrote by pessi on Saturday, February 9th, 2008 @ 12:54 am

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stare con lui mi calmava il cervello.non dovevo mai fare invenzioni.

il senso dei miei pensieri cominciava a fluttuare via da me.

la distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità..ero io, il mio pensiero.ricavare me stesso dal marmo di me stesso.

perché proteggerla era una delle mie raisons d’etre.

non potevo spiegarle che a me mancava di più.

spero che non vorrai mai a niente tanto bene quanto io ne voglio a te.

spero che un giorno vivrai l’esperienza di far qualcosa che non capisci per qualcuno a cui vuoi bene.

vegano.origamista.astronomo dilettante.consulente informatico.collezionista di farfalle morte di morte naturale.

quando era tempo di rincasare non volevo andarmene e quando non ero qui avrei voluto esserci (take me out tonight-I never never want to go home-oh, please don’t drop me home-take me anywhere, I don’t care, I don’t care, I dont care)

garantita un’intimità assoluta, ..dove per un po’ era possibile cessare di essere.

il centro di me la seguì, ma rimasi da solo con il mio guscio.

sul punto di perdere tutto.

non si può dire, scrivilo! (but then a strange fear gripped me and I just couldn’t ask)

libri che avrebbero diviso il dentro dal fuori.

nei miei momenti di massimo Niente.

ho tante cose da dirti, e il problema non è che sto esaurendo il tempo, ma che sto esaurendo lo spazio.

o forse è stato perchè quella sera mi sentivo così vicino e solo. Sta di fatto che non potevo più rimanere morto.

Ieri!Oggi!Cinque minuti fa!Adesso!

prometti che quando muoio non mi seppellirai?

ho passato la vita imparando a sentire di meno.

la memoria del suo braccio mi avvolge come il suo braccio.

A PEZZI E FRASTORNATI.

aspettarsi troppo e troppo presto.

come capovolgere una clessidra.

Yes.No.

la terra e l’acqua, il cielo e l’acqua, l’acqua e l’acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente.

Questo è quanto ho ritrovato sottolineato a distanza di tre mesi sulla mia copia personalizzata di molto forte, incredibilmente vicino. A matita, per differenziare i miei promemoria, da quelli di oskar, a penna rossa. Un modo per distillare il libro, secondo me e secondo il momento.

La chiave di oskar apre porte che danno su un vuoto che toglie il fiato. Come la vista dall’alto offerta da un grattacielo in bilico. L’equilibrio precario, e il momento di perderlo. Atteso con la consapevolezza di una farfalla che non porta l’orologio perché già sa. Obbliga a riconsiderare percorsi evitati a favore di scorciatoie emotive, intraprese con speranza, abbandonate con rassegnazione. Sottolinea la malattia dell’inventare cose, persone, momenti, per riempire il vuoto della costante presenza dell’assenza. Dieci passi indietro da fissare nella mente per farne uno avanti con le scarpe pesanti che segnano punti fermi, per non dimenticare. guardarsi raccogliere frammenti di cuore, occhi, mani e parole -scritte, perché dirle fa soffocare.

Vorrei cadere, battere la testa, perdere la memoria che conserva questo libro -e anche qualche altra parte non sarebbe male, ma rischierei di non avrei gli stessi filtri- e ricominciare dall’inizio.

Credits: beth, matita dell’ikea, tantapioggia, sale nell’aria e nell’acqua, quicksand ( it’s safe to say that i can’t tell…), the smiths.

Made for Greta with good theme&patterns