(hopeit’snot)TOO LATE

Filed under: addicted to — Wrote by grt* on Saturday, August 23rd, 2008 @ 2:17 pm

guardando un po’ le blog stats ho notato che tra le chiavi di ricerca che fanno impennare le pulsazioni dell’elettrocardiogramma di Gisforgutless ci sono gli orologi toolate. ai tempi del post non avevo messo alcun link, nonostante esista effettivamente un sito. beh, questo è un contenitore di dettagli autoreferenziali, di impressioni sulla retina e di percezioni sensoriali a volte troppo amplificate. mi dimentico la parte fondamentale, forse, se così è più comodo definirla. questo blog è una sorta di promemoria per me, finchè ricorderò la password. dimentico che potrebbe essere utile a qualcuno.

cmq. gli orologi toolate si trovano anche nei negozietti meno probabili, qui c’è un elenco. oppure si può acquistare online. inoltre, comunico ufficialmente che il mio è morto settimana scorsa, dopo n volte che dimenticavo di toglierlo prima di lavare i piatti. ricordo che l’avevo comprato a dicembre scorso, che non ho mai sostituito la batteria, che costava 13 euri e che, soprattutto, non era il modello subacqueo. eh.

summer storm

Filed under: take me out tonight — Wrote by grt* on Tuesday, July 22nd, 2008 @ 11:23 am

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vecchie tv tubo catodico. abat-jours dalla confortevole luce arancione. un invito alla comodità e al sentirsi a casa. anche se io mi sentivo in un salottino anni ‘50 del museo del cinema di torino (home - bittersweet home). immagini di identità liquide di persone che osservano di spalle, riflettono di spalle, avanzano-si allontanano di spalle. senza maleducazione. con molta posa e quel distacco così intimo e minimale che bisogna chiedere permesso. e a bassa voce. bambini che scavalcano ostacoli. un bacio senza respiro, un affogare volontario, senza dolore. senza voltarsi. senza traccia. la dolcezza e la fermezza. sbagliarsi per svogliatezza. mettere il sale nel caffè e la smorfia del non aspettarsi quel sapore. dell’aspettarsene uno diverso. il solito. non avere il tempo di preparare i sensi ad accogliere tanta bellezza. riadattarsi. ricomporsi in fretta per non perdere il resto. girls in hawaii. bittersweet. quel mezzo sorriso di compiacimento, gli angoli della bocca ripiegati verso il basso, in quell’ espressione di rispetto e resa che raramente compare ai concerti.

ah. giusto. recensisco le sensazioni e mi scordo i dettagli. ma quelli si trovano, nei vari wiki, theirspaces ecc. comunque, su disco è come se si facessero riguardo, sono ovattati, come se non volessero disturbare. non escono dal loro spazio, implodono.

fortunatamente il salottino immaginario che ricreano on stage non ha il soffitto.

credits: no silenz festival.

the more you try to erase me the more that I appear

Filed under: frantic — Wrote by grt* on Sunday, July 13th, 2008 @ 5:25 pm

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si sta calmando la tempesta. foglie, parti organiche e inorganiche di personeanimalicose, punteggiatura superflua. tutto volteggia arrivando quasi a sfiorare il terreno, per poi risalire faticosamente, cercando di elevarsi e allontanarsi. come un aquilone di frammenti. come un cane al guinzaglio che lotta per  protendersi in avanti. come uno slancio emotivo e un pensiero improvviso - il tasto pause e tutto si blocca. poi l’immagine riprende, ma l’intensità della scena ormai è sfumata. e il vero senso è rimasto impresso nel tempo e nello spazio. e non ci saranno repliche. bisogna inventare. immaginare. dirigere il resto del film a prescindere dalla sceneggiatura originale. Optical work and filters are forbidden. Temporal and geographical alienation are forbidden. riserve sulla musica. my own dogma95.

credits: thom y. sempre e comunque.

home is where the hurt is

Filed under: frantic — Wrote by grt* on Monday, February 18th, 2008 @ 8:19 pm

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oggi qualcuno mi ha lanciato un amo invisibile dal passato neanche troppo lontano. io ho abboccato, ma visto che ci si intende sui pesci e sul loro perchè, nessuno ha recuperato, nessuno mi ha lasciato boccheggiante fuori dall’acqua. semplicemente ci siamo parlati in silenzio. a parte qualche rimando obbligato a persone, luoghi, immagini nello spazio e nel tempo e punti di sutura mai dati, il resto ha fatto bene. e sorrido, pensando al modo delicato che ha la vita di darti un pugno in faccia e lasciarti stordita e quasi priva di sensi ogni volta.

e mi viene in mente un libro, white pigeons. serve qualcosa di piuttosto forte (mi pare fosse gin quello che chris leo ha offerto a più o meno tutti la sera del concerto 2005 a torino), poi un affare che legga cd, il cd dei vague angels, truth loved, imbustato in fondo al libro. (feticismo base: vedere, toccare, avere). poi c’è tutta una lista di motivi personali per strappare pagine, sottolineare frasi, odiare chris per aver trovato le parole che non sono mai riuscita a combinare riuscendo a dare esattamente quel senso.

non è una cosa nuova questa, è di -uhm- 3 anni fa, circa (mi ha inflitto altre torture l’amico chris, prima e dopo, soprattutto prima. I was fine before you came). però a volte ci sono dei mar-emoti, il fondale si smuove e si spargono sassi e sabbia, scheletri di pesci morti, perle rare che hanno perso la loro conchiglia. finchè tutto si riassesta in attesa della prossima inevitabile onda.

when they began they couldn’t have known a love as passionate as theirs would breed such criminal indifference.

time’s curves will never be circles. Never.

credits: pekkla, slsk, chris leo.

map of what is effortless

Filed under: what we must — Wrote by grt* on Friday, February 15th, 2008 @ 2:16 pm

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oggi è simbolico. il resto è normalità. è chiaro che non tutto può essere applicato sempre e comunque, ma credo che il messaggio di fondo sia dare un’opportunità al buon senso delle persone (leggi: sovrastimare). la prima regola essenziale (idiot proof) è: quando non cambia il risultato e si hanno due vie per raggiungerlo, scegliere la meno dannosa, anche se meno familiare e meno “contemporanea”. un passo indietro verso quando si stava un po’ meglio significa-incredibile, eh?-un passo indietro rispetto a come stiamo ora. per alcune piccole cose non ci sono scuse, altre forse non dipendono nell’immediato da noi. nel senso che posso andare a prendere il pane in bici o essere vegetariana, se mi va, ma forse non posso ancora ipnotizzare i miei convincendoli a cambiare lavatrice ADESSO, o a mettere pannelli solari. però seminare bene non costa nessuna fatica, se non quanta seminare male, con risultati migliori sul lungo periodo. questa mappa sembra disegnata da un bambino. la maggior parte delle azioni possono essere svolte da sempre, o almeno la CONCEZIONE di alcune azioni dovrebbe essere nel patrimonio etico-culturale minimo di ogni persona. almeno da ora in poi. chi è dotato di raziocinio lo può fare senza scuse, o non farlo accampando elaborate motivazioni che non convincono più. poi ci sono quelli che lo sanno e lo fanno di default. gli altri sono i sovrastimati a cui si vuole dare una possibilità. scegliere di “give a chance” a qualcosa, spesso, è un modo furbo per non ammettere di aver sbagliato in prima persona o di aver contribuito a determinare una certa situazione da risolvere. senso di colpa. senso del dovere. pensandoci un attimo, con una punta di egocentrismo cosmico, dare una possibilità, significa darla indirettamente a se stessi. quindi.

questa è la mappa, questo è il sito, learningFUNdamentals, per cervelli con metabolismo lento. have fun.

credits: elisa rem, telefon tel aviv.

it’s safe to say that I can’t tell

Filed under: paper — Wrote by grt* on Saturday, February 9th, 2008 @ 12:54 am

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stare con lui mi calmava il cervello.non dovevo mai fare invenzioni.

il senso dei miei pensieri cominciava a fluttuare via da me.

la distanza che si è incuneata tra me e la mia felicità..ero io, il mio pensiero.ricavare me stesso dal marmo di me stesso.

perché proteggerla era una delle mie raisons d’etre.

non potevo spiegarle che a me mancava di più.

spero che non vorrai mai a niente tanto bene quanto io ne voglio a te.

spero che un giorno vivrai l’esperienza di far qualcosa che non capisci per qualcuno a cui vuoi bene.

vegano.origamista.astronomo dilettante.consulente informatico.collezionista di farfalle morte di morte naturale.

quando era tempo di rincasare non volevo andarmene e quando non ero qui avrei voluto esserci (take me out tonight-I never never want to go home-oh, please don’t drop me home-take me anywhere, I don’t care, I don’t care, I dont care)

garantita un’intimità assoluta, ..dove per un po’ era possibile cessare di essere.

il centro di me la seguì, ma rimasi da solo con il mio guscio.

sul punto di perdere tutto.

non si può dire, scrivilo! (but then a strange fear gripped me and I just couldn’t ask)

libri che avrebbero diviso il dentro dal fuori.

nei miei momenti di massimo Niente.

ho tante cose da dirti, e il problema non è che sto esaurendo il tempo, ma che sto esaurendo lo spazio.

o forse è stato perchè quella sera mi sentivo così vicino e solo. Sta di fatto che non potevo più rimanere morto.

Ieri!Oggi!Cinque minuti fa!Adesso!

prometti che quando muoio non mi seppellirai?

ho passato la vita imparando a sentire di meno.

la memoria del suo braccio mi avvolge come il suo braccio.

A PEZZI E FRASTORNATI.

aspettarsi troppo e troppo presto.

come capovolgere una clessidra.

Yes.No.

la terra e l’acqua, il cielo e l’acqua, l’acqua e l’acqua, la sera e la mattina, qualcosa e niente.

Questo è quanto ho ritrovato sottolineato a distanza di tre mesi sulla mia copia personalizzata di molto forte, incredibilmente vicino. A matita, per differenziare i miei promemoria, da quelli di oskar, a penna rossa. Un modo per distillare il libro, secondo me e secondo il momento.

La chiave di oskar apre porte che danno su un vuoto che toglie il fiato. Come la vista dall’alto offerta da un grattacielo in bilico. L’equilibrio precario, e il momento di perderlo. Atteso con la consapevolezza di una farfalla che non porta l’orologio perché già sa. Obbliga a riconsiderare percorsi evitati a favore di scorciatoie emotive, intraprese con speranza, abbandonate con rassegnazione. Sottolinea la malattia dell’inventare cose, persone, momenti, per riempire il vuoto della costante presenza dell’assenza. Dieci passi indietro da fissare nella mente per farne uno avanti con le scarpe pesanti che segnano punti fermi, per non dimenticare. guardarsi raccogliere frammenti di cuore, occhi, mani e parole -scritte, perché dirle fa soffocare.

Vorrei cadere, battere la testa, perdere la memoria che conserva questo libro -e anche qualche altra parte non sarebbe male, ma rischierei di non avrei gli stessi filtri- e ricominciare dall’inizio.

Credits: beth, matita dell’ikea, tantapioggia, sale nell’aria e nell’acqua, quicksand ( it’s safe to say that i can’t tell…), the smiths.

too late (or too dead)

Filed under: addicted to — Wrote by grt* on Friday, January 11th, 2008 @ 12:40 pm

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Questa è la mia minimal-fissa del momento. si chiama too2late, è stile orologio-delle-patatine, visto così. secondo me è sottovalutato. è comodo. non si riga. è leggerissimo. esteticamente poco appariscente. riporta ora e data. io e gli orologi, da sempre, poca simpatia. mi irritano, dal punto di vista psico, non fisico. però al secondo posto nell’elenco dei buoni propositi non-etici per il 2008 c’è il try not to be(TOO)late. e così. ci sono parecchi colori. ho provato anche a sforzarmi, davvero, ma alla fine l’ho preso nero. gutless.

credits: 90daymen, per il titolo del post.

Gisforgutless loves threadless too

Filed under: addicted to — Wrote by grt* on Friday, November 16th, 2007 @ 11:58 am

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tra le cose che, a scadenza più o meno regolare, ho bisogno di procurarmi ci sono le magliette di threadless. chi ha avuto modo di comunicare con me più di una volta -o una volta ma abbastanza a lungo- lo sa. ora ho una nuova fissa marchiata nude no more: i vestitini per i muri. sono alcune delle stesse grafiche proposte per le tees, però da appiccicare alle pareti. giusto oggi ho visto che hanno aggiunto quattro grafiche nuove, anche se stone jungle continua a vincere su tutte. inoltre nella sezione voting booth si può dire cosa ci piace (G spiegalo tu) e cosa no tra i design proposti, poi se ce n’era uno che piaceva particolarmente ma non è ancora in lista lo si può selezionare e proporre. tutto questo si trova su whatisblik, che tra l’altro ha anche altre cose piuttosto carine, ma io sono per la monogamia e threadless non si tradisce.

handle with care

Filed under: addicted to — Wrote by grt* on Wednesday, November 14th, 2007 @ 1:05 pm

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Le Silencieux ha rappresentato il mio ultimo caso di sindrome di stendhal online. lui ha la mia stessa età meno tredici giorni, gli occhiali da nerd e qualcosa a che fare con la chimica. credo gli si creino delle immagini in testa. ad una frase di una canzone corrisponde un disegno. è un mondo piccolo piccolo, all’apparenza. in realtà lo spazio intorno è immenso e oltre a non sapere cosa fartene crea anche parecchio disagio. allora ci sei tu e una sola altra persona. tu e un solo altro amico immaginario. tu e un buco profondo. tu e una stella seduti sulle scale ad immaginare i contorni di un mondo su misura. solo le cose essenziali, indispensabili. per il resto suoni e parole. tim traccia linee sottili e tremolanti. la sensazione è di qualcosa di fragile e provvisorio. il momento di transizione tra l’esserci ancora per poco e il non esserci più del tutto. la sensazione di aver visto qualcosa e poi accorgersi di essersi sbagliati. qualcosa di molto delicato, da maneggiare con cura. it all falls apart at first touch.

blah..um..er..

Filed under: paper — Wrote by grt* on Saturday, November 10th, 2007 @ 8:42 pm

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sono sicura che in fase tesi anche la persona letterariamente più spavalda viene sopraffatta da qualche dubbio. Ale, in una e-mail dove in virtual-ink rosso mi sottolinea alcune imperfezioni della mia tesi, pensa bene di linkarmi un sito abbastanza furbo, che tra consigli, trucchetti e un minimo di decenza grammaticale si potrebbe rivelare utile, in particolare per la gestione delle parole straniere in un testo in italiano.

Inoltre, considerata l’inflazione dei blog (a cui io ho contribuito giusto una settimana fa) sotto varie forme e contenuti, e alla qwerty -e non- comunicazione, consiglio di dare un occhio alla parte dedicata alla scrittura per il web.

Poi resta inteso che i deliri dell’ego restano l’espressione più “sana” dei propri pensieri, però ci sono casi particolari in cui si ha la necessità di farsi capire :)

Made for Greta with good theme&patterns